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Così come i pittori hanno dei periodi in cui esprimono una caratteristica prevalente della loro arte, anch’io nella mia lunga carriera di ansioso posso dire di avere la stessa peculiarità. Ci sono dei periodi in cui un sintomo è prevalente, spesso unico a manifestarsi. C’è stato il periodo della colite nervosa, il periodo dell’astenia, quello dei tremori muscolari e, secondo me, anche quello dell’ipertensione. Quello attuale è il periodo delle extrasistoli.

Era una tranquilla serata di qualche anno fa. Seduto sul divano, con le braccia conserte (non so perché ricordo proprio questo dettaglio), guardavo la tv. Non ho specifici ricordi legati all’ansia; all’improvviso, sentii un netto, deciso “tuffo” al petto, un sobbalzo del cuore. Rimasi in ascolto di me stesso, attentamente, intimorito e sconcertato da quell’evento da una parte del tutto inaspettato, dall’altra sconosciuto. Tenni la cosa per me, al momento. Non sapevo cosa pensare, non saprei dire se associai l’accaduto in qualche modo all’ansia.

Fu tuttavia un evento del tutto sporadico. Per mesi non si ripeté più e io smisi di pensarci. Finché non tornò. Sempre di sera, d’estate, mi chinai per raccogliere qualcosa e lo risentii chiaramente: un sobbalzo all’interno del petto. Feci finta di nulla, poi però al momento di coricarmi ebbi sul letto una scarica adrenergica e cominciai ad avere tremore alle gambe. Qualcosa non quadrava. Ansia.

Poi più nulla, di nuovo. Fino ad arrivare alla primavera del 2010, quando presi definitivamente coscienza di quello che mi stava succedendo. Le extrasistoli tornarono, questa volta non isolate ma ripetute nell’arco di alcuni giorni. Una domenica pomeriggio ne percepii tre o quattro ravvicinate. Ero solo in casa ed ebbi paura. La paura dell’ignoto, di un sintomo del tutto nuovo, sconosciuto, che non ti prende parti del corpo secondarie, come l’addome, non ti fa tremare i muscoli, non ti induce stanchezza, ma arriva dal cuore. Il cuore! La mia ipocondria da ansioso fece il resto e caddi nel panico.

E se mi fosse arrivato un infarto? Non volli rimanere a casa, solo. In una giornata piovosa e cupa, che non ispirava certo la voglia di uscire, raggiunsi mia moglie al locale dove si trovava in compagnia della cugina. Mi sentivo un intruso. Non è da me fare certe cose, non so cosa abbiano pensato le due donne, e non ricordo di aver mai rivelato a mia moglie il motivo di quella mia intrusione. Amore mio, se stai leggendo queste righe, ora lo sai.

Naturalmente appena mi fu possibile mi precipitai dal medico. Conoscendo la mia ansia, egli fu subito in grado di tranquillizzarmi: si tratta di una anomala stimolazione del nervo vago, il nervo che regola il battito cardiaco. E’ un sintomo nella maggior parte dei casi benigno. Io rientravo sicuramente in questa casistica. Insomma, non ero cardiopatico. Tornai a casa sollevato. Ma con la ricetta dell’alprazolam, che avrei dovuto ricominciare a prendere. Beh, tutto sommato poco male.

Questa è la storia di come ho conosciuto le extrasistoli. Non posso dire tuttavia di avere avuto un vero e proprio periodo delle extrasistoli fino a qualche mese fa.

Come sapete, dopo la crisi d’ansia dello scorso anno, la mia vita con l’ansia è cambiata. Ora ho a che fare con essa giornalmente, è con me la mattina al risveglio, mi ricorda costantemente la sua presenza durante la giornata… e da qualche settimana, il sintomo ricorrente che mi accompagna sono, indovinate un po’, le extrasistoli. Sono in pieno periodo delle extrasistoli.

E’ difficile definire una extrasistole. Non dal punto di vista scientifico, intendo, ma dal punto di vista di ciò che si prova quando arriva. Potrei usare molte descrizioni, tutte ugualmente valide ma nessuna di per sé esaustiva:

è un sobbalzo all’interno del petto…
è uno spostamento del cuore, come un lieve movimento di assestamento…
è come se uno sfiato d’aria attraversasse il cuore, o un rigurgito d’aria che risale all’interno del petto…
è un battito cardiaco (spesso anche due o tre) percepito più forte…
è una vibrazione al cuore, una scossa, un terremoto… (by Katia)

Penso che la sensazione dell’extrasistole sia molto soggettiva. Nel mio caso, ci sono due altri sintomi che accompagnano sempre l’extrasistole. il primo è il gonfiore alla bocca dello stomaco. Credo anzi sia proprio questo gonfiore la causa fisica scatenante. E’ sistematico l’inizio delle extrasistoli non appena mi siedo alla scrivania per iniziare la giornata lavorativa. La posizione seduta, infatti, comprimendo l’addome, accentua la sensazione di gonfiore e di pressione a livello del diaframma, condizione ottimale per le extrasistoli. E il petto sobbalza, al ritmo delle dita che picchiano sulla tastiera…

Il secondo sintomo è un rigurgito di aria immediatamente dopo l’extrasistole. Questo francamente non me lo so spiegare. So che è frequentemente associato alle extrasistoli, perciò è per me un elemento, tra virgolette, tranquillizzante… Potrei dire che, specie ora che le extrasistoli si sono così intensificate, la presenza contemporanea di questi due sintomi accompagnatori è quasi benvenuta: significa per me, infatti, che si tratta di extrasistoli da ansia, quindi benigne.

Le extrasistoli non danno certo una sensazione di benessere. Tutt’altro. A parte il fastidio fisico, a parte il pensiero, fugace ma comunque presente, che ho pur sempre delle anomalie al cuore, c’è un notevole fattore psicologico negativo indotto dalle extrasistoli. Esse hanno il potere, forse più di ogni altro sintomo, di ricordarti che l’ansia è sempre lì, essendo eventi improvvisi, rapidi, imprevedibili.

Anche se volessi dimenticarmi del mio corpo e dei suoi malesseri, l’extrasistole me lo impedisce. E’ come un rintocco di una campana che segna l’ora: il richiamo dell’ansia che reclama la sua attenzione.

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