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Il principe dell’ansia, il primo attore, il protagonista delle scene è lui: il gonfiore addominale. Anche in questo caso, come spesso capita per altri sintomi che ho descritto e che descriverò, dietro le quinte del termine “gonfiore” si cela in realtà una serie variegata di stati di malessere fisico. Sono tutti concentrati a livello dell’addome, dalla bocca dello stomaco al basso ventre: da qui l’aggettivo “addominale”.

Vediamo di esaminare le particolarità di questo sintomo, sicuramente il più ricorrente tra i miei disturbi d’ansia. “Gonfiore” in effetti rende bene l’idea, ma è un po’ troppo generico. Il disturbo nel suo complesso si manifesta infatti come una triplice entità.

  1. Gonfiore, appunto: la parte del corpo in corrispondenza dello stomaco è dilatata, come se fosse piena d’aria.
  2. Pesantezza: non è aria quella che staziona all’interno dell’addome, perché la sento pesante, come se in realtà la sua natura fosse solida e avesse perciò un massa; è un vero e proprio macigno (se mi passate un ardito paragone con la fisica quantistica, è duale come la luce, che è energia e materia al tempo stesso).
  3. Tensione muscolare: l’addome è teso, non solo nella sua parte esterna, ma anche internamente, nella zona superiore dello stomaco; è il diaframma, muscolo assai sensibile ai miei stati d’ansia, che si contrae spasmodicamente.

Queste tre sensazioni si mescolano e si accavallano dando origine al mio più stretto compagno di vita, il gonfiore-macigno-tensione che ormai è parte integrante della maggior parte delle mie giornate. Mi sveglio la mattina, e lui c’è. Vado a letto la sera, e lui mi segue fino al momento in cui mi addormento. Prima o dopo i pasti, in ufficio, al cinema, tra amici in pizzeria, lui è sempre lì. Magari in certi momenti si attenua, si dimentica di me, ma riprende vigore non appena trova l’occasione.

Questo gonfiore-macigno-tensione ovviamente non è fine a se stesso, ma ha degli effetti collaterali, che vanno dal banale mal di pancia all’inappetenza, dall’affanno nel respirare alla difficoltà nel digerire, dalle palpitazioni fino ad arrivare a eventi estremi come le extrasistoli.

Mal di pancia – C’è poco da dire, lo conosciamo tutti, lo tralascio perché se avessi solo quello potrei dire che sto benissimo.

Inappetenza – Il gonfiore-macigno-tensione è un corpo estraneo nel mio corpo, che sottrae spazio allo stomaco; il risultato è che basta una modesta quantità di cibo per farmi provare sazietà. Il risvolto drammatico è che mi sento sazio con il corpo, non con il cervello che invece vorrebbe continuare a godere del cibo che sta mangiando! Ora, quando chi mi conosce mi sente dire “con l’età mi si è ristretto lo stomaco”, sa cosa si cela realmente dietro a questa frase.

Fatica nel respirare – L’affanno che a volte mi capita di sperimentare suppongo sia anch’esso legato al gonfiore-macigno-tensione. Non è vera e propria mancanza d’aria, piuttosto è la sensazione che i polmoni non riescano a lavorare a pieno regime. La tensione del diaframma e la conseguente dilatazione dell’addome forse tolgono spazio anche alla cassa toracica, comprimendo gli organi respiratori. Ciò si ripercuote nei miei tentativi di svolgere un’attività fisica costante. Sia in piscina che nella corsa prolungata, il mio sforzo aerobico risulta menomato con la conseguenza che la resistenza si riduce e mi affatico più facilmente. Senza contare che rischio di perdere anche il gusto di fare certe cose: correre con un macigno sullo stomaco, infatti, non è piacevole per niente.

Difficoltà a digerire – Le normali funzioni dello stomaco risultano inibite da questo gonfiore-macigno-tensione. Dopo i pasti, quindi, succede che al consueto fastidio si aggiunga anche il malessere dovuto alla cattiva digestione. E non è necessario che abbia consumato un pasto abbondante, è spesso sufficiente aver soltanto mangiato.

Palpitazioni – Ne ho parlato in un post precedente. Spesso anche il cuore è interessato agli effetti del gonfiore-macigno-tensione, e lo sento faticare più del dovuto nel sopportare quella pressione addominale fuori del normale. Il pompaggio aumenta di intensità, come se dovesse compensare la minore capacità di distensione a causa dello spazio più angusto in cui il cuore si trova confinato.

Extrasistoli – Non sono un medico, quindi spero perdonerete le mie inesattezze. L’estrema tensione del diaframma e l’estrema dilatazione dello stomaco sono causa anche di extrasistoli. L’extrasistole è, in parole profane, un’alterazione del battito cardiaco dovuta a un’anomala stimolazione del cuore o dei nervi che lo governano. Nel mio caso si tratta del nervo vago, che viene compresso dalla eccessiva distensione di stomaco e/o diaframma. Il sintomo è un “tuffo al cuore”, un piccolo sobbalzo, non doloroso, al centro del petto. Fortunatamente si tratta di eventi rari, ma ti spaventano, eccome! Avrò occasione di parlarne estesamente, perché questo sintomo merita il suo giusto spazio e le mie simpatiche vicissitudini con lui vanno raccontate adeguatamente.

Ora mettete insieme tutto questo. Considerate che non sono sintomi che si alternano, quando l’uno e quando l’altro, ma coesistono (extrasistoli a parte). Immaginatevi me, dopo cena, in preda al gonfiore-macigno-tensione, seduto sul divano con la digestione pesante e il cuore che fatica a stargli dietro, che ogni tanto mi lascio andare a dei respiri profondi per ricaricare di ossigeno i polmoni mentre penso a quel buonissimo pezzo di pizza che ho dovuto lasciare sul piatto… Ecco, avete raffigurato un tipico momento della mia ansia quotidiana.

Come potete intuire, di certo non ho di che annoiarmi!

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